venerdì 21 marzo 2014

Dal Diario di Frank Iodice: 14 marzo 2014

Continuiamo a seguire Frank Iodice nel suo viaggio in Uruguay. Frank ci ha scritto anche il 14 marzo. Ecco le sue parole...

La costanza mi rende forte
Svegliarmi ogni mattina alle cinque, talvolta prima, senza alcuna sveglia, e sentire le stanze dei vicini vibrare mentre russano o fanno l’amore, è sicuramente ciò che io chiamo costanza, ciò che mi fa sentire chi sono mentre perseguo il mio fine e via via che scrivo, mi sento utile per tutti coloro che vorranno leggere queste parole. Scrivere di notte o al mattino presto è come scrivere seduto nella tua testa.

Mentre i giorni trascorrono sotto le raffiche di calore o di piogge improvvise, l’Avenida centrale, 18 de Julio, si va svuotando rivelando la fine della stagione turistica e l’inizio dell’inverno, durante il quale, mi chiedo, come sarà questa città? Gli uruguayani sono animali sociali, soffrono la solitudine e il silenzio come se fossero il male peggiore al mondo, a loro piace chiacchierare, riunirsi nei bar, in otto attorno ai tavolini per due, e fare in modo che i silenzi spariscano, come se non fossero mai esistiti, come se non avessero mai fatto parte della nostra vita.

Alle spalle del porto, in uno dei locali che una volta servivano ad aspettare le navi in arrivo, o in partenza, oggi c’è uno di quei posti in cui si mangia carne, ma tanta carne, ne arrostiscono in media cinquanta chili al giorno, la griglia grossa dietro al bancone sembra la porta per l’inferno e i clienti che entrano e escono, anime in pena che fanno la fila. C’è chi racconta che qui la carne è migliore di quella argentina, così conosciuta in tutto il mondo, ma se è davvero migliore, mi sono chiesto, perché non è esportata come quella argentina? Anche questa è una questione di mercato? Come dice la gente da queste parti, la storia del Mercosur, il mercato aperto tra i paesi latinoamericani, per ora è solo una storia. Ma a noi non importa, perché abbiamo già detto che in queste note di viaggio non ci occuperemo di politica.
Dopo essere stato al porto, per informarmi su un imbarco in una Ro Ro della Grimaldi che parte a giugno, ho ripercorso alcune strade già scoperte appena arrivato e ne ho approfittato per osservare quei particolari che mi erano sfuggiti, come la puzza dei furgoncini ambulanti che vendono hamburger e panchos, come qui chiamano gli hotdog, o gli uomini liberi che dormono in equilibrio sui muretti rotti attorno alla stazione degli omnibus. Le strade parallele al porto sono caldissime, oggi il sole si è infilato dietro le ultime case e non sono riuscito a vincere la mia scommessa, ho camminato il più in fretta possibile, ma lui è stato più veloce di me. Sarà per la prossima volta, mi sono detto, c’è tempo per vincere le scommesse con il sole!
Ho già parlato della miseria in cui vive la maggior parte della popolazione, e di come nessuno se ne renda conto, e lo stesso vale per le condizioni igienico-sanitarie, delle quali è meglio non parlare affatto. La prima impressione che ho avuto, è stata una sorta di trasposizione nel tempo, è stato come rivedere Napoli in quelle vecchie fotografie scattate dai miei genitori prima che io nascessi. Ho avuto più volte questo deja-vu, anche mentre guardavo le vetrine dei negozi.
Non ho altro da dire oggi, una parte della mia concentrazione è finita nel saggio sulla felicità, succede sempre così, ogni volta che entro nella fase più coinvolgente di un testo, di qualunque testo si tratti, e la parte restante mi serve per lunedì... Vi ho già detto che lunedì parlerò con il Presidente Mujica in persona, o con uno dei suoi assessori? Spero di avere la possibilità di porgli le domande che ho appena tradotto in spagnolo, i suoni della lingua della mia infanzia, intanto, mi fanno sentire di nuovo nelle braccia di mia madre, mentre lei mi cantava dolci canzoni in dialetto maracucho per farmi addormentare...

3 commenti:

  1. In bocca al lupo per il tuo viaggio e spero di leggere presto il saggio sulla felicità! Agapi

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